Progettare per un’esperienza sensoriale

La neuroestetica e la svolta verso una progettazione orientata al corpo

La progettazione orientata al benessere sta passando dall’essere una questione di nicchia a diventare un principio fondamentale della progettazione degli spazi. Questo cambiamento parte da un punto di vista diverso: il corpo come strumento principale attraverso cui si vive lo spazio.

Il settore del design ha raggiunto un elevato livello di sofisticazione nell’aspetto degli spazi, ma molto meno in termini di come ci si sente a viverci. Il benessere è ancora spesso considerato come qualcosa che avviene in spazi specifici — centri benessere, luoghi di ritiro, sale dedicate al benessere — piuttosto che come una condizione plasmata da ogni scelta progettuale con cui entriamo in contatto.

Dal momento in cui entriamo in una stanza, la luce, il suono, l’aria e i materiali iniziano a influenzare il nostro stato fisiologico, incidendo sull’umore, sull’attenzione e sullo stress, spesso a un livello inconscio. In questo senso, il design non è neutro. Regola continuamente il modo in cui ci sentiamo

La cultura urbana della Croazia si è evoluta nel corso della storia, caratterizzata dalla nascita di città storiche, densamente popolate e fortificate, quali Spalato, Dubrovnik, Korčula, Zara, Pola e Rovigno, tra le altre. A partire dal XIX secolo, lo sviluppo della cultura del viaggio ha trasformato il resto del litorale e plasmato l’odierno settore turistico. Il periodo del tardo modernismo degli anni ’50 ha determinato una crescita significativa delle infrastrutture turistiche. Oltre agli eccezionali esempi architettonici, sono stati fondamentali una meticolosa pianificazione urbana e lo sviluppo di molteplici strutture — tra cui non solo alloggi, ma anche progetti ricreativi, fasce costiere, lungomari e spiagge.

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L'impatto sensoriale non risiede negli oggetti in sé, ma nel modo in cui li percepiamo. Foto © Daniel Farò

La neuroestetica, un campo a cavallo tra le neuroscienze e il design, offre un quadro di riferimento per comprendere questa interazione. Parallelamente, il design sensoriale si concentra su come gli stimoli multisensoriali — non solo gli elementi visivi — modellino la nostra esperienza dello spazio. Insieme, questi due approcci indicano un passaggio dal progettare per l’aspetto estetico al progettare per l’esperienza.

Questa idea non è del tutto nuova. Juhani Pallasmaa e altri hanno scritto sul design multisensoriale già decenni fa, sottolineando che registriamo molto più di ciò che vediamo. Il suono del pavimento sotto i piedi, la temperatura di una superficie e il modo in cui l’acustica cambia mentre ci muoviamo comunicano tutti qualcosa, e il corpo sta ascoltando. Ciò che sta cambiando ora non è solo la consapevolezza, ma anche la nostra capacità di misurare e progettare quell’esperienza con maggiore precisione.

L’ambiente costruito è spesso inteso come un contenitore, qualcosa attraverso cui ci muoviamo. Ma nella pratica, funziona più come una relazione. Il corpo modella il modo in cui lo spazio viene percepito e lo spazio, a sua volta, modella lo stato interno del corpo. L’intelligenza spaziale è la capacità di progettare tenendo presente questa relazione.

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Il corpo gioca un ruolo fondamentale nel modo in cui viviamo l’ambiente costruito. Foto © Daniel Farò

Da una prospettiva neuroestetica, gli ambienti possono essere interpretati in termini di carico sensoriale, coerenza e potenziale di recupero, a seconda che uno spazio esaurisca l’attenzione, la sostenga o consenta al sistema nervoso di rigenerarsi.

L’atmosfera emerge all’interno di questo scambio, non solo dagli oggetti o dai materiali, ma dalla loro interazione con la fisiologia umana. La luce regola i ritmi circadiani, influenzando lo stato di vigilanza e il sonno. Il suono incide sui livelli di stress e sulla concentrazione cognitiva. La qualità dell’aria e i profumi modellano i modelli respiratori e le risposte emotive. Questi meccanismi consentono al design di modificare direttamente il modo in cui ci sentiamo.

Ciò ha chiare implicazioni per la pratica. Progettare per l’esperienza sensoriale significa andare oltre ciò che gli utenti dicono di volere per comprendere ciò di cui il loro corpo ha bisogno, il che rappresenta un passaggio da un design guidato dalle preferenze a un design informato dalla fisiologia. Le preferenze sono plasmate dalle tendenze visive e dalle aspettative culturali, mentre il corpo risponde secondo criteri completamente diversi.

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La riflessione crea una trama visiva negli ambienti. Foto © Tanja Krebs

In pratica, ciò potrebbe significare considerare l’illuminazione come una sequenza piuttosto che come uno strato statico, a sostegno delle transizioni dello stato di vigilanza nel corso della giornata. Potrebbe comportare l’introduzione di variazioni acustiche all’interno di uno spazio o la selezione di materiali non solo per l’aspetto estetico, ma anche per le loro qualità termiche e tattili nel corso di un uso ripetuto.

Da questa prospettiva, ogni ambiente esercita un carico sul sistema nervoso. Si pensi a un ufficio open space con la sua illuminazione fluorescente, le superfici dure e le minime variazioni acustiche. Il corpo si adatta continuamente, e tale adattamento ha un costo. Gli spazi coerenti, ritmici e sensorialmente equilibrati consentono al corpo di stabilizzarsi, favorendo la concentrazione, il recupero e l’attenzione prolungata.

Ciò introduce anche una dimensione temporale nella progettazione. La domanda non è più solo come uno spazio viene percepito al momento dell’ingresso, ma anche come viene vissuto nel corso delle ore e con l’uso ripetuto. Un ambiente che sembra stimolante nel breve termine può diventare silenziosamente affaticante alla fine della giornata. Uno che sembra sobrio può rivelarsi di gran lunga più favorevole nel tempo.

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La natura rende più piacevole l'esperienza dei rituali quotidiani in bagno. Foto © Ela De

Queste idee sono particolarmente rilevanti negli spazi dedicati ai rituali quotidiani. I bagni sono tra i pochi ambienti in cui il corpo non solo è presente, ma è anche messo in primo piano, poiché è esposto all’acqua, agli sbalzi di temperatura, ai suoni e alla luce in modo diretto e immediato. Eppure, sono ancora progettati in gran parte come composizioni visive.

Ciò rappresenta un’occasione mancata per progettare in funzione delle transizioni fisiologiche: dalla stimolazione al recupero, dal carico cognitivo al ripristino sensoriale. Acqua, luce, temperatura e acustica convergono qui in modi che influenzano direttamente il corpo, dalla prontezza mentale del mattino al rilassamento serale. Progettare questi ambienti con maggiore sensibilità verso l’esperienza sensoriale offre l’opportunità di integrare il benessere nelle routine quotidiane, anziché isolarlo come una funzione a sé stante.

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Il benessere come rituale. Foto © Daniel Farò

Questo cambiamento sta cominciando a prendere forma nella pratica. Studi come Nestwell™ stanno esplorando cosa significhi progettare dal punto di vista del sistema nervoso, strutturando gli ambienti intorno al recupero, alla regolazione e alla qualità del sonno, piuttosto che alla sola identità visiva. L’illuminazione è calibrata sui ritmi circadiani, l’acustica è integrata nella composizione spaziale e i materiali sono selezionati tanto per le loro proprietà tattili e termiche quanto per il loro aspetto. Il risultato non è semplicemente un’estetica diversa, ma una diversa funzionalità, in spazi che favoriscono attivamente il recupero anziché esaurirlo silenziosamente. 

Gli spazi che meglio rispondono alle esigenze delle persone non sono quelli progettati per stupire all’ingresso, ma quelli plasmati dalla comprensione di come il corpo li abita nel tempo. Questo è ciò che significa, nella pratica, l’intelligenza spaziale: un cambiamento nel punto in cui ha inizio il pensiero progettuale, a partire dal corpo, prima ancora del brief.